IL TERRITORIO

L’Abruzzo è considerato il “polmone verde d’Europa” poiché un terzo del proprio territorio destinato a parchi. Questo appellativo, oltre ad esprime un primato culturale e civile nella protezione dell’ambiente, colloca la regione come la maggiore area naturalistica d’Europa, vero cuore verde del Mediterraneo.

Il poeta abruzzese Gabriele D’Annunzio, uno dei più famosi d’Italia, nel suo “Sogno di un pomeriggio in autunno” descrive meravigliosamente le bellezze dei paesaggi abruzzesi. Pascoli e boschi di faggi lasciano il posto a massicci di alte vette per raggiungere un paesaggio quasi desertico, coperto di neve tutto l’anno. Torrenti di montagna rotolano lungo profonde gole e valli nascoste, dove eremi rupestri nascoste dal Medioevo si possono trovare. Una natura ricca, piena di un’antica tradizione e reperti archeologici che contribuiscono a rendere i territori Majella il luogo ideale per escursioni e di viaggio. Ancora oggi è possibile visitare Santuari e Chiese rupestri interamente costruiti dentro alla roccia. Alcuni sono semplici abitazioni o meno scavate nella roccia, mentre altri sono stati di ripristino e sono ora protetti come monumenti nazionali. Tre parchi nazionali e parchi regionali tutti confinanti tra loro e le numerose riserve naturali, per i quali si può considerare l’intera regione Abruzzo come un grande parco in cui la fauna selvatica e lussureggiante si adatta perfettamente in una terra ricca di storia e tradizione.

Senza dimenticare la bellissima “costa dei Trabocchi” che abbraccia il litorale adriatico della provincia di Chieti, per una estensione di oltre 80 km, e si contraddistingue per la diffusione del trabocco, macchina da pesca su palafitta, anticamente usata dai pescatori del posto. La costruzione dei trabocchi risale all’VIII sec. d.C., quando contadini-pastori, non esperti di flutti e di barche, intuirono però che potevano integrare il loro raccolto agricolo, proiettandosi sul mare aperto con veri e proprio prolungamenti della terra, ovvero con palafitte piantate sugli scogli sottostanti.

Affascinante è anche la tecnica usata dai traboccanti per pescare: le ampie reti vengono calate a mare con un argano girevole fissato nel centro della piattaforma. Di tanto in tanto, vengono rialzate un poco sul livello del mare. I pesci intrappolati, per lo più cefali, spigole, aguglie, e pesce azzurro in generale, restano sospesi fuori dall’acqua, nel cavo della fittissima rete, guizzando in uno scintillio di luce, finchè non vengono tirati su con un guadino (la “volega”).

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